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Dal Centro Studi Imparando Il Mondo la proposta degli asili nido gratuiti per far ripartire la Cicogna

 

La grave situazione del calo delle nascite

Il Presidente del Centro Studi Imparando Il Mondo denuncia la grave situazione del calo delle nascite e dichiara che il trend non è ineluttabile, questa occasione non va persa.

Domenico Crea, Imprenditore e Presidente del Centro Studi Imparando Il Mondo, composto da autorevoli esperti e accademici del mondo della prima infanzia tra cui psicologi dell’età evolutiva, neuroscienziati e pediatri, sottopone alla politica la grave situazione della denatalità italiana, fortemente peggiorata dalla crisi pandemica di Covid19, e denuncia gli effetti devastanti per la società e l’economia se non si interviene immediatamente anche con il Recovery Fund.

Continuano a diminuire le nascite, purtroppo a partire dagli anni 90 abbiamo cominciato a registrare un tendenziale invecchiamento della popolazione. Basti pensare che a ridosso del 2000 i nuovi nati erano circa mezzo milione l’anno, nel 2019 arrivavano a circa 420 mila mentre per il 2020, che si è chiuso, la stima è pari a circa 408 mila e le previsioni per l’anno appena iniziato non superano le 396 mila unità. E’ necessario invertire la tendenza che sta inficiando pesantemente il sistema sociale, economico e finanziario italiano, condannando le giovani generazioni a pesanti ripercussioni: la popolazione invecchia, non genera reddito e i nuovi nati non compensano i decessi.

La pandemia ha peggiorato di molto la situazione, la Cicogna si è quasi del tutto fermata e se sapremo leggere i segnali presto ce ne accorgeremo: molte coppie hanno deciso di posticipare il loro progetto di famiglia per le difficoltà economiche, per la spada di Damocle dei licenziamenti e per la crisi sanitaria, un fenomeno allarmante.

 

E’ fondamentale riportare all’attenzione dell’opinione pubblica la natalità come fattore centrale di sviluppo

Non si può aspettare” afferma Domenico Crea “presto ci troveremo in uno scenario disperato, di molto peggiore rispetto all’attuale crisi pandemica. Per noi operatori dei servizi educativi, che riscontriamo quotidianamente una sensibile e costante riduzione degli iscritti agli asili nido e alle scuole materne, in maniera quasi omogenea in tutte le Regioni, è fondamentale riportare all’attenzione dell’opinione pubblica la natalità come fattore centrale di sviluppo, probabilmente il più importante, in campo sociale economico e politico. Il rilancio della nostra società non c’è dubbio che passi attraverso una decisa, netta e soprattutto veloce inversione di tendenza demografica, ammesso che si voglia dar vita ad un vero e proprio futuro di sviluppo e non di costante sussidio allo status quo. Il Recovery Fund è l’ultima opportunità che abbiamo per invertire la tendenza e impostare modelli virtuosi come quello della vicina Francia che negli anni ha messo in campo politiche di aiuti alle famiglie (politiche di occupazione, asili nido, sgravi fiscali, tempo parziale etc.) che hanno ottenuto ottimi risultati portando il Paese ad avere un buon rimpiazzo generazionale e una media di due figli per donna in età fertile rispetto alla nostra media di 1,32 che ci porta ai più bassi livelli della classifica demografica”.

E’ utile pensare al periodo del dopoguerra in cui, contro ogni previsione statistica e nel pieno di una profonda crisi economica e sociale, i nostri genitori cercarono la propria realizzazione e la propria felicità mettendo su famiglia e procreando così tanti bambini da dar vita ad un vero e proprio Baby Boom, fenomeno importante che contribuì al successivo Boom economico degli anni 60.

 

L’opportunità del Recovery Fund

In questa prospettiva i fondi che l’Italia si troverà a gestire grazie al Recovery Fund rappresentano una opportunità straordinaria per poter adottare misure volte alla soluzione di quei problemi che oggi ostacolano o disincentivano la creazione di nuove famiglie e la possibilità di avere quindi un crescente numero di nuovi nati. Sembra però che nessuno se ne accorga. La nostra classe dirigente, a prescindere dall‘appartenenza politica, sociale, religiosa di genere o di altra natura, in un momento drammatico come questo deve porsi soprattutto l’obiettivo del rilancio attraverso interventi di medio lungo periodo che siano di sostegno alla famiglia e alla parità di genere, avviando concretamente misure che favoriscano la possibilità di conciliare famiglia e lavoro. La possibilità di avere figli non deve più rappresentare un problema ma una grande opportunità di realizzazione propria e dell’intera comunità a cui si appartiene. Nell’interesse di tutta la collettività le mamme non dovrebbero scegliere tra il curare i propri bambini o seguire le proprie aspirazioni professionali, dovrebbero poter avere a disposizione servizi educativi gratuiti sin dalla prima infanzia almeno sino a un determinato livello di reddito, dovrebbero avere incentivi economici e sociali per la crescita dei loro figli, e dovrebbero poter ambire ad avere asili, scuole e laboratori degni di questo nome come fatto di normalità senza dover affidare i propri figli a strutture vecchie e fatiscenti.

Pur se potrebbe sembrare paradossale ritengo che le condizioni per realizzare tutto questo pensando ad un vero sviluppo del nostro paese oggi ci siano. Abbiamo tutti, ovviamente ognuno nel proprio ambito e con le proprie possibilità, il dovere di contribuire alla scrittura di questa nuova pagina. Se non ora quando?” conclude Domenico Crea.