Essere disabili ai tempi del coronavirus: un’emergenza nell’emergenza

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Essere disabili ai tempi del coronavirus: emergenza nell’emergenza

Le scuole, gli asili, i centri diurni, le strutture dedicate a bambini e ragazzi sono ormai chiusi da oltre due mesi e molto probabilmente non riapriranno fino a settembre.
I bambini e i ragazzi sono a casa, e per quanto riguarda il mantenimento della frequenza scolastica, hanno ricevuto una parziale compensazione attraverso la didattica a distanza.
Purtroppo i programmi pensati in modo generico dal governo e dal Miur si sono limitati a coprire solo gli aspetti didattici.

I bisogni speciali dei bambini disabili durante la quarantena

Sono rimasti fuori dai provvedimenti del legislatore tutti gli aspetti ludici, psicologici e specifici per esigenze non generalizzabili, come ad esempio le esigenze dei bambini e dei ragazzi disabili.
Questa fascia della popolazione, infatti, non può ricorrere, durante il lockdown, alle lezioni on line e pertanto è rimasta esclusa da quel supporto che è stato pensato per gli altri bambini.
Le lezioni frontali con video non sono facilmente fruibili da tutti, come ad esempio i ragazzi con difficoltà cognitive. Non è pensabile che un ragazzo con un ritardo importante riesca a rimanere concentrato tante ore davanti a uno schermo.
In queste situazioni è indispensabile mettere in piedi un programma su misura e somministrato grazie ad un insegnante di sostegno che gli sta vicino, e che si occupa solo di lui o lei.

L’impatto dell’isolamento sui ragazzi disabili

Molti genitori di ragazzi disabili hanno denunciato gli effetti di questo isolamento nell’isolamento: senza terapie, i loro figli regrediscono ogni giorno. Senza scuola, i ragazzi stanno perdendo man mano quelle piccole grandi abilità e conquiste di autonomia e autostima che avevano faticosamente guadagnato grazie ai programmi di sostegno pensati per loro.
In Italia oltre 260.000 ragazzi con diversi gradi di disabilità frequentano la scuola. Per loro, però, il Miur non ha previsto nessun programma di didattica speciale. I bambini sono stati lasciati completamente soli, senza programmi e senza stimoli. Senza la possibilità di socializzare, tanto importante e indispensabile per il loro speciale sviluppo.
In più, non possono frequentare quei programmi extra scolastici che li mantenevano attivi e felici. Per loro servono programmi individuali e, molto spesso, vicinanza fisica, in contrasto con le severe misure di distanziamento sociale che ci accompagneranno per molto tempo.

L’impatto sulle famiglie

In assenza di programmi e strutture attive, la gestione delle difficoltà dei ragazzi disabili ricade così completamente sulla famiglia.
Le famiglie con figli disabili si sono ritrovate quindi ad affrontare un carico sovrumano: la gestione dei bisogni speciali, oltre a tutti gli altri disagi del lockdown: altri figli, magari piccoli, da seguire, genitori anziani, a volte malati, smart working, preoccupazioni economiche.
Nessuna istituzione pubblica ha pensato a loro.

I disabili adulti

Un’altra popolazione di persone disabili, quella dei disabili adulti, è stata penalizzata da questa quarantena.
Per coloro che hanno trovato un impiego nel mondo del lavoro è venuto a mancare quell’aspetto di socialità e autonomia tanto importante per il mantenimento delle loro funzioni cognitive. Il cervello è un muscolo da mantenere allenato. Sempre e da tutti.
Con la chiusura dei centri diurni, inoltre, sono venute a mancare quelle distrazioni e quegli stimoli utili sia al disabile che alla sua famiglia, in questo caso spesso costituita da genitori anziani. Anche per queste famiglie la gestione della quotidianità è diventata molto difficile.
Le misure messe in atto dal legislatore, volte a difendere prima di tutto la salute delle persone, hanno purtroppo prodotto come inevitabile effetto collaterale un lungo periodo di isolamento, difficile da sopportare, soprattutto per i più fragili.

Cosa ha fatto Crescere Insieme per i bambini con disabilità

Pur nella consapevolezza che per molti deficit l’unico sostegno possibile passa dal contatto fisico, Crescere Insieme ha realizzato, attraverso il suo team di educatori, alcune iniziative specifiche.
Nell’ambito del progetto #continuiamoacrescereinsieme, gli educatori di sostegno hanno preparato delle attività dedicate per i loro bambini speciali, in aggiunta a quelle pensate per tutti e postate sui social.
I bambini con disabilità meno invalidanti hanno potuto fruire di materiale dedicato: lavoretti su misura, video, favole speciali. In alcuni asili gli educatori hanno creato un tutorial per i genitori adattando la programmazione del progetto #continuiamoacrescereinsieme alle loro specifiche esigenze.
Per una bambina non vedente, ad esempio, l’educatrice di sostegno ha preparato una serie di letture originali. In più ha preparato un libro sensoriale speciale e, attraverso un video, ha insegnato ai genitori a realizzarlo in casa.
Questo esempio ci ricorda che per i bambini con disabilità non è pensabile proporre programmi generici e allargati. Per questi bambini speciali valgono più che mai i principi della didattica uno a uno e della personalizzazione dei percorsi di sviluppo.