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Giocare per i bambini non è semplicemente un gioco

“… E alla fine della giornata i tuoi piedi dovrebbero essere sporchi, i tuoi capelli scompigliati e spettinati e i tuoi occhi dovrebbero brillare… – Shanti Book of Life

Giocare? A cosa serve giocare? Cosa significa giocare?

E’ un’attività in cui il processo è più importante del risultato. (Brown, S. – Vaughan, C. 2009, Gioca! Come il gioco può formare la mente, aprire l’immaginazione e costruire la felicità).

Se teniamo a mente questa definizione, è semplice comprendere quali possano essere gli enormi benefici del gioco sullo sviluppo neurologico del bambino, sulla qualità delle relazioni che egli stabilisce con il mondo circostante e sulla sua capacità di reagire e gestire situazioni di vita reale in maniera adattiva.

Una riflessione, questa, molto utile per il difficile periodo di isolamento che stanno passando i bambini. E’ importante ricordare quanto hanno bisogno di giocare e quanto il gioco sia uno strumento di sostegno nei momenti difficili.

Il gioco infatti, è molto più che uno strumento di divertimento, soprattutto quando parliamo di giochi di natura simbolica, di finzione, che attivano la componente immaginativa del nostro cervello.
La componente immaginativa ha una funzione protettiva importantissima sulla salute mentale del bambino e anche dell’adulto. Immaginare ci aiuta a mantenere un atteggiamento positivo verso il futuro, ci aiuta a costruire una realtà in cui possiamo sentirci protetti, anche quando il mondo esterno ci mette di fronte situazioni pericolose e difficili, e infine ci aiuta a sperimentare soluzioni ai nostri problemi in un contesto sicuro, in cui si può sbagliare e sbagliare ancora, fino a trovare la soluzione più adatta per noi.

Cosa imparano i bambini quando giocano?

Se volgiamo comprendere fino in fondo l’importanza di questa attività per i nostri figli, andiamo a guardare cosa imparano i bambini quando giocano.

Quando i bambini giocano sviluppano una serie di competenze che afferiscono all’ambito cognitivo, fisico, comunicativo e socio/emotivo contemporaneamente, abilità che non possono essere padroneggiate solo attraverso la lettura, la scrittura, la ripetizione di contenuti o l’osservazione di immagini.
Il gioco infatti, proprio come la realtà, chiede al bambino di combinare tutte le competenze in vista dell’obiettivo da raggiungere.

Quando il gioco è modello di coinvolgimento sano e produttivo con l’ambiente circostante, il bambino interiorizza strategie di osservazione, risposta, analisi del contesto e reazione, che poi potrà generalizzare nella vita reale.

Il gioco favorisce la riduzione del livello di stress in quanto consente al bambino di agire le proprie paure e le proprie ansie sul contesto, osservarle dall’esterno e lavorare per trovare modalità uniche e individuali di gestione e contenimento (per es. il bambino che dice alla bambola di non avere paura del buio perché…).

Il gioco è un laboratorio naturale di generazione di nuove idee e di sperimentazione ed è pertanto il contesto che più si avvicina all’indagine scientifica. Nel gioco, inoltre, i bambini hanno la possibilità collegare nozioni apprese in ambiti differenti, generando così quei grandi cluster di categorizzazione degli eventi che ci aiutano a trovare la risposta migliore in funzione della situazione.

Il gioco favorisce lo sviluppo della capacità decisionale, in quanto i bambini si trovano a prendere da soli delle decisioni che avranno delle conseguenze per loro stessi o per il piccolo gruppo di pari con cui si trovano ad interagire. Favorisce inoltre lo sviluppo della capacità di lavorare insieme per un obiettivo, senza perdere il gusto del divertimento e di sperimentare capacità di negoziazione che saranno fondamentali per vivere come cittadini del mondo.
Il gioco favorisce lo sviluppo delle capacità di autoregolazione e di auto-controllo che sono competenze trasversali critiche in altre fasi della crescita e anche della vita adulta, in quanto è occasione per comprendere le proprie emozioni, posticipare la gratificazione, imparare a tollerare la frustrazione.

Il gioco promuove la capacità del bambino di superare le proprie paure e di farsi coinvolgere in attività in cui non si sente sicuro, scoprendo che il rischio e l’esercizio possono essere strumenti importanti di progresso e crescita.

L’incertezza delle condizioni iniziali e finali e dell’evoluzione del gioco, aiuta i bambini a sviluppare un atteggiamento di flessibilità e favorisce la maturazione adattiva di importanti funzioni esecutive quali l’attenzione e la memoria di lavoro.

Il gioco, palestra di vita

Il gioco è quindi allo stesso tempo consolazione, palestra di vita, luogo di sperimentazione, ancora di salvataggio, in quanto aiuta il bambino a ridurre il livello di stress, favorisce lo sviluppo dell’empatia e della creatività e facilita atteggiamenti di resilienza e impegno nel portare a termine un compito.

Ma i suoi effetti positivi non si fermano all’età infantile, infatti il senso di benessere che deriva dal gioco ha effetti a lungo termine molto importanti.

Quando i bambini sono deprivati della possibilità di giocare, i danni neurologici ed emotivi sono molto importanti, a tal punto che il loro sviluppo armonico può esserne gravemente danneggiato. Inoltre i questi stessi bambini spesso manifestano comportamenti dissociativi e aggressivi in età adulta, soprattutto in situazioni inaspettate e di difficoltà, perché non hanno appreso da piccoli a gestire situazioni potenzialmente stressanti, e difficilmente controllabili, attraverso i meccanismi propri dell’attività di finzione.