Si è tenuto questa mattina in streaming il Convegno “Il futuro dei servizi educativi per l’infanzia 0-6. L’occasione necessaria.” che, dopo il saluto introduttivo del Ministro Elena Bonetti e il video intervento di Carlo Cottarelli, ha visto la partecipazione dell’Assessore alla Regione Lombardia, Alessandra Locatelli, dell’Assessore al Comune di Bologna, Susanna Zaccaria, di Francesca Bettio, fondatrice di inGenere e Professoressa dell’Università di Siena, di Nicola Iannaccone, psicologo ATS Milano, di Daniela Lucangeli, fondatrice del modello B612 e Professoressa dell’Università di Padova, di Rosa Ferri, Direttore del Dipartimento di Psicologia della Salute dell’Università La Sapienza di Roma e Domenico Crea, Presidente del Centro Studi Imparando Il Mondo di Crescere Insieme – Esperia. Ha moderato Gabriella Capparelli, giornalista economica e conduttrice del TG1.

Nel convegno si è fatto il punto sul futuro dei servizi educativi 0-6. Quale vantaggio ci sarebbe per il nostro Paese se si riuscisse a rendere gratuiti gli asili nido per una fascia molto ampia o addirittura per la totalità delle famiglie? Garantire la gratuità e allargare il bacino di utilizzo delle strutture di asilo nido potrebbe portare grande beneficio ai bambini e al loro sviluppo e avrebbe un ritorno immediato sull’occupazione femminile e, in ultima analisi sul PIL e sulla crescita del Paese.

La Ministra Elena Bonetti ha subito focalizzato l’attenzione su quelli che devono essere gli obiettivi su cui incentrare una ripartenza responsabile che sappia mettere in evidenza l’importanza di un sistema di servizi per l’infanzia strutturato e virtuoso. “Abbiamo il compito di riportare l’educazione e i servizi educativi della fascia 0-6 anni al centro del dibattito e della programmazione del nostro Paese. L’Italia ha già assunto la scelta di progettare un’educazione che riparta dai più piccoli riconoscendo un loro protagonismo fattivo nelle scelte pubbliche. Stiamo andando verso un investimento straordinario sui servizi all’infanzia, con lo scopo di arrivare alla media europea del 50% di risposta alla domanda. L’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza ha appena approvato un importante piano che si focalizza su azioni specifiche basate sulla tutela del diritto universale all’educazione per i bambini e che comprendono anche l’introduzione di materie innovative e il concepimento di un servizio nido come qualcosa da assicurare a tutte le comunità. Solo mettendo al centro un’azione educativa collettiva e integrata possiamo restituire speranza nel futuro alle nuove generazioni”.

Preziosissimo l’intervento del Professor Carlo Cottarelli, da tempo impegnato nel mettere al centro del dibattito pubblico un tema che ci vede occupare i gradini più bassi della scala europea. “In Italia registriamo una pericolosa carenza di servizi nell’area degli asili nido. Occupiamo gli ultimi posti in Europa come copertura di asili nido, con una media che si attesta intorno al 25% ma che si ferma al 10% in regioni come la Calabria, certificando preoccupanti squilibri territoriali. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede uno stanziamento intorno a 3,6 miliardi di euro per asili nido, in modo da spingere la copertura fino al 37%. Questo risultato significherebbe un bel salto in avanti, ma non sarebbe sufficiente a risolvere i problemi legati alla carenza di servizi educativi nella fascia 0-6 anni e alla crescente denatalità. E’ necessario porsi come obiettivo quello di andare oltre il 37% e per farlo è sicuramente molto utile mantenere vivo l’argomento. Per questo sono grato a chi partecipa a questo convegno”.

L’Italia è molto distante da paesi virtuosi come la Svezia, che vede una larghissima diffusione di asili nido gratis e congedi parentali fino al 15esimo mese di vita del bambino senza perdite significative di stipendio per i genitori, o la Francia che negli anni ha messo in campo efficaci politiche di aiuti alle famiglie, occupazionali, di sgravi fiscali e di offerta di servizi. Nel post pandemia è arrivato il tempo di contrastare fortemente e con strategie efficaci la denatalità: nel 2020 si è registrato il minimo storico di nascite dall’Unità d’Italia, 16 mila bambini in meno rispetto al 2019, a conferma di un trend gravissimo che vede calare a 1,18 il numero medio di figli per donna (che era di 2,4 alla fine degli anni ’70), trend che avrà conseguenze di lungo periodo che, se non verranno contrastate immediatamente, porteranno a conseguenze sociali ed economiche catastrofiche nei prossimi decenni. The Lancet ha tratteggiato uno scenario nero riportando uno studio della University of Washington che stima il passaggio della popolazione nel 2100 da 61 milioni a 31 milioni di italiani. E’ necessario invertire la tendenza che sta inficiando pesantemente il sistema sociale, economico e finanziario italiano, condannando le giovani generazioni a pesanti ripercussioni: la popolazione invecchia, non genera reddito e i nuovi nati non compensano i decessi. Se aggiungiamo, infatti, l’incertezza rispetto al futuro delle giovani coppie (solo il 28% ha figli), spaventate per la precarietà del lavoro, per le difficoltà che riscontrano le mamme a gestire il ruolo di genitore e di lavoratore, per la mancanza di stabilità economica (prima casa e servizi primari), ci accorgiamo subito che sì, un intervento strutturale ed efficace è davvero necessario. Dunque per invertire questa tendenza negativa si deve ripartire dalle famiglie, sostenere il lavoro femminile, per ogni 4 posti di lavoro persi nel 2020 3 sono stati persi da donne, e puntare sui servizi per l’infanzia. Ma come arrivare ad estendere al massimo la gratuità dei servizi? L’unica vera leva è l’adozione di un modello in cui si attiva una concreta collaborazione tra Pubblico e Privato, in cui il Pubblico decide le linee guida e gli standard qualitativi e pedagogici e il privato estende e fa proprio tale modello applicandolo con criteri organizzati più efficienti stimolando la ricerca e l’innovazione e ampliando l’offerta di servizi in un unico sistema educativo integrato. Il presidente del Centro Studi Imparando Il Mondo di Crescere Insieme, Domenico Crea, ha spiegato come l’aumento del tasso di denatalità, dovuto anche a un sistema che non assiste le famiglie, abbia severe ripercussioni su tutto l’apparato socio-economico del nostro Paese. “Gli asili nido sono una risposta importante perché forniscono alle mamme e alle famiglie un servizio essenziale e strutturale che permette di conciliare vita e lavoro. L’integrazione tra l’offerta pubblica e l’offerta privata, sostenuta dagli interventi previsti dal Recovery Plan, ormai già definito e all’attenzione dell’autorità Europea, consente di proporre un modello che preveda la gratuità dei nidi per una larga fascia di popolazione. Questa soluzione, insieme agli altri provvedimenti del Family Act potranno davvero invertire il trend della denatalità, far ripartire la cicogna e restituire il futuro a tutte le giovani coppie pronte a investire nella famiglia”.