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L’Importanza del gioco nella crescita del bambino

Cosa è veramente il gioco?

Con il termine gioco si intende qualunque attività di natura spontanea, volontaria, intrinsecamente piacevole, presente fin dai primissimi giorni di vita, che implica il coinvolgimento del corpo e/o di un oggetto arricchito poi, nella sua evoluzione, anche di scambi relazionali e di un utilizzo simbolico degli oggetti stessi. Il gioco in quanto tale è un’attività non finalizzata, ossia viene messo in atto per il puro piacere farlo. E’ un comportamento universale, presente in tutte le culture e riscontrabile nella storia evolutiva dell’uomo e dei mammiferi superiori.

L’importanza del gioco per i bambini

Quali sono i benefici del gioco?

Il gioco è uno strumento imprescindibile per poter apprendere all’interno di una situazione controllata e in forma indiretta, alcune competenze, motorie, cognitive e sociali fondamentali per la sopravvivenza e la vita autonoma, in un contesto in cui sono però ridotti al minimo i rischi. Al contempo, rappresenta un contesto privilegiato per l’apprendimento di quelle soft skills che oggi sono considerate così importanti quali per esempio l’intelligenza emotiva, perché giocando provo emozioni e devo regolarle, il problem-solving perché devo pensare a soluzioni per problemi ignoti e infine l’ascolto e la gestione dei conflitti perché in attività che svolgo insieme ad altri apprendo le regole alla base del vivere sociale.

Il gioco quindi si caratterizza come un’attività unica nel suo genere perché è contemporaneamente strumento di osservazione e di sviluppo. Infatti, guardando un bambino giocare posso osservare tanti processi di sviluppo importanti e lasciandolo giocare liberamente posso contribuire attivamente allo sviluppo di questi processi stessi.

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Fasi nell’evoluzione del gioco

Dai sei mesi a un anno e mezzo circa, il gioco è prevalentemente di natura percettivo motoria: prendere gli oggetti, batterli l’uno contro l’altro, disporli uno sull’altro, lanciarli. In queste attività il bambino rafforza la consapevolezza della sua capacità di poter agire sull’ambiente. Verso i diciotto mesi circa, assistiamo prima alla comparsa di quello che viene solitamente chiamato il gioco del fare finta, dove il bambino utilizza oggetti conosciuti a sua disposizione per riprodurre attività e comportamenti di vita quotidiana e poi, del gioco simbolico, un fare finta dove però gli oggetti si staccano dalla loro funzione tipica e vengono utilizzati al posto di qualcosa che non è realmente presente, ossia come simboli.

Questa particolare tipologia di gioco, svolge un ruolo fondamentale nello sviluppo della capacità immaginativa, del pensiero astratto e divergente e della generalizzazione di schemi comportamentali complessi a contesti differenti. Assistiamo a un’ulteriore evoluzione di questa forma di gioco nel momento in cui i giochi simbolici prima solo individuali, assumono la forma di giochi sociali, dove la simbolizzazione è condivisa e si sviluppano abilità relazionali importanti quali la cooperazione e la risoluzione dei conflitti. Intorno ai 6 anni di età fa la sua comparsa il gioco di regole che si evolve ulteriormente intorno 10 anni includendo simulazioni di situazioni non realmente esistenti.

L’importanza del gioco per i bambini

Cosa succede quando un bambino non può giocare?

Gli effetti a lungo termine della deprivazione da gioco sullo sviluppo dei bambini sono molto importanti e possono includere isolamento, depressione, difficoltà di auto-regolazione e ridotte abilità sociali. I bambini privati della possibilità di giocare manifestano una frequenza maggiore di comportamenti ripetitivi e una ridotta capacità di comprensione delle situazioni relazionali, in cui applicano schemi di azione rigidi e inflessibili. Ma cosa si intende per deprivazione da gioco?

L’impossibilità per un bambino di essere coinvolto liberamente in normali attività ludiche adeguate all’età e non guidate dall’adulto e per una durata di tempo sufficiente a consentire apprendimento, divertimento, rilassamento e autoconsolazione.

Nella nostra cultura le cause principali della deprivazione da gioco sono soprattutto la pianificazione eccessiva delle giornate dei bambini, gli spazi piccoli e angusti, soprattutto nelle grandi città, che limitano le possibilità di esplorazione; un numero inadeguato di ore dedicate al gioco libero e l’evitamento costante da parte degli adulti di qualunque forma possibile di rischio.

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Considerazioni finali

Spesso si parla del gioco come se fosse un riposo dai momenti di apprendimento serio, quando per i bambini il gioco è apprendimento serio– Fred Rogers

Il gioco è essenziale per lo sviluppo in quanto contribuisce al benessere cognitivo, fisico, sociale ed emotivo dei bambini a tal punto che l’ONU l’ha incluso fra i diritti inviolabili di ogni bambino.

Nella nostra cultura, si è perso di vista il grande valore del gioco fine a se stesso, quello senza obiettivi da raggiungere, perché viene spesso considerato una perdita di tempo. Quando però i bambini sono lasciati liberi nel gioco, costruiscono e sperimentano elaborazioni della realtà e di loro stessi, combattono, fanno pace, distruggono e costruiscono.

Trovano soluzioni geniali e cure, incontrano esseri curiosi e diversi, parlano lingue diverse e sviluppano poteri e abilità con cui fronteggiare paure e avversari; imparano ad osservare, a creare collegamenti e costruire nessi causali. Il ruolo dei genitori e degli adulti di riferimento è quindi quello di garantire ad ogni bambino la possibilità di giocare solo per il gusto di farlo, per il divertimento e la curiosità il gioco è in grado di generare e per le infinite possibilità e combinazioni che offre, che spesso sfuggono anche alla migliore delle pianificazioni.