La resilienza e la capacità di diventare forti - Crescere Insieme

Designed and built with care, filled with creative elements

Seguici

Top
Image Alt
  /  News   /  La resilienza e la capacità di diventare forti

La resilienza e la capacità di diventare forti

Nasciamo forti o diventiamo forti? La forza interiore è qualcosa che si eredita, si tramanda o si costruisce?

La forza di cui vogliamo parlare oggi è quella psicologica. Una persona psicologicamente forte è quella che reagisce molto meglio di quanto ci si sarebbe dovuti aspettare dati gli eventi della vita che le sono capitati.

Questa capacità di essere forti, si chiama resilienza e cosa significa precisamente resilienza?

Resilienza: cos’è?

Partiamo dalla definizione fisica della resilienza, la capacità di un oggetto di ritornare alla sua forma originaria dopo essere stato sottoposto a una forza esterna che ha cercato di modificarne le caratteristiche. In ambito psicologico questo concetto si concretizza nella capacità di stare bene, guardare al futuro con realtà e ottimismo, e mantenere un senso di controllo sulla propria vita, anche dopo il verificarsi di un evento fortemente stressante, solitamente negativo, a grande impatto emotivo e affettivo.

Perché la resilienza è diventata così importante e così studiata negli ultimi anni? Perché è un importantissimo fattore protettivo e di prevenzione verso l’insorgenza di possibili problematiche psicologiche e comportamentali più o meno importanti.

Lockdown e resilienza

Per calare nella realtà quanto abbiamo appena detto, voglio prendere come spunto una ricerca molto interessante condotta dall’Irccs Gaslini di Genova, e pubblicata sul sito del Ministero della Salute, che ha valutato le conseguenze psicologiche del lockdown sui bambini. Il risultato più interessante, in relazione a ciò di cui abbiamo appena parlato, è stata la constatazione che il livello di gravità dei comportamenti disfunzionali nei figli è legato in modo significativo al grado di malessere con cui i loro genitori hanno vissuto questa esperienza, ossia più numerosi e importanti erano i segnali di stress nei genitori, maggiori erano i comportamenti disturbati nei bambini.

Se questi adulti coinvolti nella ricerca fossero stati accompagnati fin da bambini nel grande viaggio di costruzione della propria resilienza, sarebbero stati oggi capaci di autoregolazione emotiva e in grado di fare fronte alle avversità impreviste senza andare in una condizione di disequilibrio psicologico ed emotivo.

Genitori e figli nella costruzione della resilienza

La relazione con i nostri figli è un terreno privilegiato per la costruzione della loro resilienza. I bambini infatti imparano ad essere resilienti all’interno di un contesto in cui ci sono adulti che sono in grado di regolare le proprie emozioni (il che non significa imbottigliarle o negarle), che sono attenti al benessere dei ragazzi e ai segnali che loro mandano, soprattutto quelli impliciti, adulti che trattano i bambini e gli adolescenti con rispetto e con empatia, offrendo loro supporto emotivo quando è necessario, ma senza trasmettere un senso di sfiducia, incompetenza e inefficacia.

Per costruire la resilienza, ironicamente, ci dobbiamo trovare in situazioni che mettono in discussione le nostre certezze, che fanno tremare le mura, che ci costringono ad uscire dalla nostra comfort zone.

Vademecum della resilienza 0-6 anni

I consigli per aiutare i bambini

Spesso la vita ci pensa da sola a metterci di fronte a queste situazioni, che non saremo mai comunque del tutto pronti ad affrontare.

Resilienza, infatti, non significa che alcuni eventi della nostra vita non porteranno un forte scossone al nostro albero, ma solo, che le nostre radici sono forti e ben salde, e che i nostri rami sanno sempre dove puntare, anche quando sbattuti dal vento, ossia alla speranza, al ricominciare e al ricostruire.

Vediamo come possiamo contribuire, come genitori a far sì che quelle radici tengano duro e che quei rami tendano al cielo.

Sperimentare il senso di frustrazione

Lasciamo sperimentare ai nostri ragazzi la frustrazione, il disagio, la sconfitta, senza cercare costantemente di salvarli dalle loro ansie e dalle loro tristezze. Questo non significa ignorare le loro difficoltà, quanto piuttosto insegnare loro come gestirle, stargli vicino mentre le attraversano e mentre scoprono che si possono governare e superare.

Gestire l’ansia

Aiutiamoli a gestire l’ansia. Il nostro istinto principale sarebbe quello di proteggerli, ma avallare l’evitamento di situazioni ansiogene o addirittura agevolarlo, offrendo alternative e vie d’uscita più semplici, non fa che peggiorare la loro capacità di affrontare quell’ansia e di metterla a frutto, oltre a trasmettere un profondo senso di sfiducia nelle loro capacità.

Cercare soluzioni

Facciamoli rischiare e assaporare il peso delle conseguenze, lasciamoli liberi di correre dei piccoli rischi, lasciamo loro prendere alcune decisioni, in modo che possano testare il loro problem-solving e migliorarlo per quando servirà davvero nei momenti importanti.

Insegnare il coraggio

Insegniamo il coraggio e promuoviamo un atteggiamento mentale orientato allo sviluppo e al progresso. Quando un bambino ci dice “Non riesco a farlo”, rispondiamogli con “Non riesci ancora a farlo.” Quell’ancora è una parola onesta di speranza e di fiducia perché non nega l’incapacità attuale, ma al contempo lascia intendere che si può evolvere, migliorare e cambiare, incessantemente.

Proporre esempi edificanti

Raccontiamo loro storie di persone che non hanno desistito, di ragazzi e coetanei che hanno dovuto affrontare situazioni difficili e ce l’hanno fatta, storie vere di viaggi di rinascita con i loro alti e i loro bassi, nella consapevolezza che l’esempio è sempre l’insegnante più ascoltato e seguito.

Imparare dalle difficoltà

Ridefiniamo le situazioni stressanti, anche le più piccole e apparentemente insignificanti, come opportunità e occasioni di apprendimento per scoprire nuove parti di noi che non sapevamo di avere, per costruire una nuova versione di noi stessi migliore di quella precedente.

Controllare le reazioni

Aiutiamoli ad assumersi la responsabilità di ciò che gli accade (locus of control interno), qualunque sia l’evento esterno che ci colpisce noi abbiamo sempre il potere di controllare le nostre reazioni e quindi, in un certo senso, di controllarlo indirettamente non lasciandogli potere su di noi.