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L’isolamento sociale durante l’epidemia di coronavirus

Con l’espressione isolamento sociale, di solito si fa riferimento a una condizione che porta le persone ad allontanarsi dall’ambiente che li circonda, senza che queste se ne rendano conto e ha delle conseguenze psicologiche così importanti da essere considerato una patologia vera e propria.

 

Cosa succede invece nel nostro cervello quando questo isolamento sociale ci viene imposto, soprattutto in una cultura come la nostra che mette le relazioni, il contatto fisico e le interazioni al centro della propria quotidianità?

 

Questa è la situazione che in questi giorni riguarda ognuno di noi a causa dell’emergenza sanitaria che il nostro paese si sta trovando ad affrontare.

 

In questo caso possiamo dire che l’isolamento imposto viene vissuto interiormente proprio come una sorta di lutto. Siamo stati improvvisamente privati di qualcosa che non ci saremmo aspettati di dover perdere.

 

Il nostro cervello pertanto, proprio come in una situazione di perdita improvvisa, deve intraprendere un viaggio di adattamento, un viaggio di elaborazione.

 

Questo viaggio inizia sempre con il rifiuto della realtà: siamo stati tutti reticenti a rimanere in casa nei primi giorni di quarantena, con un atteggiamento di negazione e di rifiuto indotto dalla paura inconscia di perdere la nostra quotidianità.

In seguito arriva la rabbia dovuta all’improvvisa consapevolezza che ci sono eventi che non possiamo controllare, nonostante tutte le tecnologie avanzate e i progressi della scienza. La cultura occidentale è fortemente orientata all’illusione di poter controllare tutto e il senso di frustrazione che proviamo quando ci accorgiamo che questo non è possibile, è davvero molto alto.

Quando la rabbia passa,  prendiamo coscienza di non avere la possibilità di cambiare la situazione esterna, ci sentiamo schiacciati ed è in questo momento che siamo assaliti da un senso di depressione.

 

Prendiamoci una pausa prima di terminare il nostro viaggio per comprendere meglio di cosa stiamo parlando.

 

L’isolamento dagli altri, dalle nostre relazioni, dalla fisicità degli scambi che abbiamo con chi vive intorno a noi, ha un impatto molto importante sul nostro benessere psicologico.

Un periodo di quarantena come quello che stiamo attraversando può avere effetti negativi importanti, che negli adulti possono ,manifestarsi con ansia, insonnia, paura incontrollata, senso di frustrazione e noia. Nei bambini invece possiamo incontrare un aumento di irritabilità, un numero crescente di comportamenti oppositivi, difficoltà nell’addormentamento e nel sonno.

 

Per concludere ritorniamo all’ultima tappa del nostro viaggio che consiste nell’accettazione del cambiamento della nostra condizione di vita e nella realizzazione che quando non possiamo intervenire su ciò che succede intorno a noi, possiamo certamente modificare come noi decidiamo di affrontarlo.

 

A riguardo, una recentissima rassegna sugli  effetti psicologici di uno stato prolungato di quarantena, pubblicata sulla rivista scientifica  Lancet lo scorso febbraio, indica gli effetti altamente positivi  sullo stato di benessere, quando le persone adottano un atteggiamento proattivo e positivo per dare significato a quanto gli sta accadendo.

 

Gli autori affermano infatti che l’altruismo funziona meglio dell’imposizione.

 

La sensazione e la convinzione di essere di aiuto ai nostri cari, ai nostri vicini, al nostro quartiere, alla nostra comunità attraverso la nostra auto-reclusione segnano la transizione dall’obbedienza alla scelta, dalla rassegnazione al controllo,  dalla sensazione di essere inutili alla sensazione di poter dare il proprio contributo e questo aiuta a ridurre l’impatto psicologico negativo della solitudine forzata.

 

Dobbiamo sottolineare ai nostri bambini che stando a casa scegliamo  di proteggere le persone a cui vogliamo bene. Dobbiamo fare diventare l’isolamento e la solitudine gesti di altruismo e solidarietà sociale, trasformandone così il significato radicalmente negativo di cui sono portatori.

 

Dobbiamo rappresentare questa solitudine proprio come due grandi ali che ci proteggono e che domani ci consentiranno di abbracciare di nuovo tutti quelli di cui oggi sentiamo la mancanza.